Lavoro femminile, la strada è ancora lunga

Al Sud le donne più istruite sembrano essere quelle che più spesso ricadono nella categoria Neet
Uno dei pochi segnali incoraggianti sul mercato del lavoro sembrerebbe essere, secondo l’ultimo rapporto Istat, la tenuta dell’occupazione femminile. Tale fenomeno è associato, da un lato, all’allungamento dell’età pensionabile e, dall’altro, alla circostanza che quando il coniuge (uomo) perde il lavoro la donna, fino a quel momento fuori dalla forza lavoro, comincia a lavorare. In molti hanno notato quest’ultima tendenza, più marcata al Sud, al punto che si inizia a parlare delle donne meridionali come “capifamiglia per necessità”.
Tuttavia, resta da capire se la tenuta dell’occupazione femminile nelle regioni del Mezzogiorno rifletta un fenomeno generalizzato di più alta partecipazione al mercato del lavoro congiuntamente a un livello di formazione più elevato anche per le giovani donne.
Purtroppo, come è noto, l’Italia ha altissimi tassi Neet,  acronimo per “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, vale a dire giovani che non studiano (scuola, università, corsi di aggiornamento professionale o di formazione) né lavorano. Il 21 per cento dei giovani tra i 15 e i 24 anni,  numero che sale al 26 per cento se si allarga la fascia fino ai 29 anni. Tali statistiche aumentano drammaticamente al 35,4 per cento per la prima fascia di età e il 29,5 per la seconda, se si guarda  unicamente alle regioni del Sud.
Concentrandoci sulla fascia di età 15-24, nel grafico sotto riportiamo l’andamento per le regioni del Mezzogiorno dei tassi Neet, con l’inclusione del primo trimestre del 2014. Come è possibile vedere, purtroppo, i giovani Neet della fascia di età 15-24 anni aumentano al Sud durante la recessione. Vero è che gli uomini sorpassano le donne nell’anno più duro della recessione, ma non si può dire che per queste dati siano confortanti.
Anche nelle regioni settentrionali l’andamento del tasso Neet complessivo è in aumento. Al Nord i tassi Neet per donne sono ancora più alti rispetto a quelli degli uomini, nonostante il gender gap stia diminuendo.
Per quanto riguarda il Mezzogiorno, il dato più scoraggiante è che le donne più istruite sembrano essere quelle che più spesso ricadono nella categoria Neet. Infatti, guardando solo agli individui che hanno al massimo la licenza media notiamo che, dall’inizio della recessione ad oggi, il tasso Neet femminile è diminuito.
La tenuta dell’occupazione femminile al Sud riscontrata dall’ultimo rapporto Istat sembra quindi essere prevalentemente il risultato dell’allungamento dell’età pensionabile piuttosto che una reale inversione di tendenza nel senso di un aumento dell’occupazione femminile al Sud. Sebbene la teoria delle donne meridionali come “capifamiglia per necessità” non sia da escludere, questo fenomeno tuttavia non indica una reale inversione di tendenza di partecipazione al mercato del lavoro al Sud; la percentuale di giovani donne tra i 15 e 24 anni che non studiano né lavorano, continua ad aumentare a tassi molto elevati. Questo è un dato preoccupante che denota una generazione di donne che rischia di rimanere permanentemente fuori dal mercato del lavoro.

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